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Noi siamo soltanto,
una matita nelle sue mani
(Madre Teresa di Calcutta)

Sono trascorsi ben cinque anni dalla pubblicazione del primo volume. Un periodo intenso e intriso d’eventi straordinari succedutesi velocissima-mente. Una divagazione temporale della mia vita in cui si sono integrati avvenimenti che mai avrei immaginato di poter vivere in prima persona: “la realizzazione di entrambi i miei due sogni”. Iniziai timidamente a scrivere i capitoli del primo volume che, successivamente, pubblicai con un editore locale. In seguito, grazie al ricavato delle copie vendute, costituii l’associazione onlus T.A.T.A A.M.I.C.A. (nata per creare un fondo d’emergenza al fine di sostenere i costi sanitari d’interventi chirurgici di trapianti o di sinistri dei quali sono vittime i bambini, in particolar modo quelli indigenti, al fine di abbreviarne i tempi d’attesa, con appelli per mezzo dei mass media e giornali). Due sogni utopici realizzati grazie alla mia fede in Dio, alla mia caparbietà e determinazione nonché a tanti amici che mi sono stati vicini il cui aiuto si è rivelato essenziale per il raggiungimento degli obiettivi che mi ero prefissato.

Con il mio primo volume (A.M.I.C.A TERRORE TELEMATICO) ho voluto far rivivere principi morali persi nel tempo sottolineando che la violenza “nuda e cruda” chiama altra violenza. In questo volume, invece, ho voluto descrivere momenti particolari, collegati tra loro da un sottilissimo filo logico, vissuti, anche se in modo differente, da persone diverse per età, sesso religione, razza e nazionalità. Non mancano suspense e momenti tragici, miscelati da altrettanti istanti dolci e romantici. Augurandovi una buona lettura, lascio a voi scoprire quale possa essere l’altro filo conduttore del romanzo.

Gli aneddoti raccontati anche in questo volume si riferiscono a fatti realmente accaduti recuperati qua e la o ricordati con difficoltà poiché trattasi di storie raccontatomi quand’ero molto giovane da Steve (stesso nome del protagonista che andrete ad incontrare) un militare americano reduce dal Vietnam. Dal romanzo potrete, comunque, verificare che la mia immaginazione va oltre i confini della fantascienza e che mi piace anche stupire il lettore aggiungendo un pizzico di poesia e romanticismo a situazioni reali.

Dedico questo volume alle stesse persone cui ho dedicato il mio primo libro ma le rinomino solo per ricordarle a tutti: Antonio, Rosa e mio padre Domenico (scomparsi tutti per un male che, ancora oggi, accomuna tante persone) angeli custodi sempre pronti a sostenermi nella mia avventura di solidarietà verso coloro che lottano giornalmente contro la morte.
Lo dedico alle vittime del terrorismo (e di qualunque altra forma di violenza) ai loro parenti - soprattutto ai bambini, figli e nipoti - e a chi, consapevoli della difficoltà di dover fornire risposte ai loro “perché”, “dove sono andati” e “perché sono senza gambe e senza braccia”, se ne assume l’impegno di crescerli e di educarli. Lo dedico anche a chi saprà dir loro che “non è Dio a punirli” ma la stupidità degli adulti e a chi coltiverà la genuinità infantile e la loro fede in Dio affinché siano pronti a difendere il loro futuro e quello dei loro figli e a chi ha il coraggio di contribuire alla costruzione di una società in cui l’amore e la fratellanza prevalgono sull’invidia, gelosia, avidità, venalità, per i loro figli e per tutti i bambini.

Cari amici, lettori, le domande sono tante, e vecchie come il mondo, ma chissà perché prepotentemente d’attualità, anche nel nuovo terzo millennio.

L'autore
Antonio de Lieto Vollaro

Ringrazio infine l’amica poetessa Paola Carli per i consigli e la rifinitura finale dello scritto, oltre ad una prefazione stilata con eleganza e sensibilità dimostrata per la trama in se stessa. Ringrazio l’amico avvocato Stefano Viola, altro personaggio ‘di vocazione mancata a missionario’, per aver letto e riletto il racconto da me stravolto più volte. Ringrazio Michele Vitello che, nonostante i miei cambiamenti di tema, è riuscito a realizzare la copertina. Un ringraziamento lo devo all’avvocato Cristina Milazzo e alla giornalista Lucy Gullotta, per aver curato il servizio stampa. Infine ringrazio la copisteria Ferrara che ha composto anche questa mia seconda opera.
Un affettuoso riconoscimento lo devo all’amico grafico Francesco Calì che ha precedentemente curato il nuovo logo dell’associazione dandogli una linea più gradevole ed attuale, ed aver curato anche la grafica dei bigliettini di visita della stessa.